D: Angela Ambrogetti, direttore editoriale di ACI Stampa, parliamo di fede, di Chiesa, di Vaticano. Come cominciamo?

R: Dalla fede e dai sacramenti, tutto il resto è relativo, ci sono le diversità di vita…

D: Lei ha scelto la professione di giornalista vaticanista? Perché?
R: Mi piace per tanti motivi, mi stimola a conoscere la fede, il magistero dei pontefici, senza filtri in un tempo in cui si riscontrano manipolazioni giornalistiche. E per la storia, l’arte, la cultura, la diplomazia… Evidente e umano poi che quando si devono gestire anche delle strutture possano emergere limiti, difficoltà…

D: Accennava a manipolazioni giornalistiche. Per un giornalista vi sono margini per esprimersi e far esprimere liberamente?

R: Un giornale nasce intorno ad un progetto concordato tra editore, direttore editoriale, giornalisti. Si tratta di compiti seri e delicati. Ma ogni giornalista ha una sua etica e la sua onestà intellettuale per cui si può essere sempre corretti nella informazione, oppure lasciare che le notizie vengano manipolate per un fine. Ma ripeto è sempre compito del giornalista essere intellettualmente onesto e professionale e nella etica della professione c’è la possibilità di rifiutare certe imposizioni. E questo vale per ogni tipo di giornale, su carta, on line in tv etc.

Altra cosa sono i blog che sono espressioni libere e senza controllo, senza limiti e possono essere luoghi di libera espressione, di incontro, ma anche luoghi pericolosi proprio per la mancanza di verifica e controllo. 


D: Quale può risultare un’esigenza nella vita religiosa che oggi è più forte?

R: La mancanza di attenzione ai Sacramenti anche da parte dei sacerdoti . Faccio un esempio: se un anziano non può uscire di casa ( e in questo anno è stata un problema per tanti) non sempre trova dei sacerdoti che vadano a casa per portare i Sacramenti. Parlo per esperienza diretta. Il rischio oggi è che i preti facciano tante cose che invece farebbero meglio i laici e facciano poco i preti. 

D: In questo difficile tempo un compito importante lo hanno le famiglie…

R: Le famiglie sane oggi sono purtroppo una minoranza. La maggioranza ha gravi problemi e vive situazioni disastrose. Anche nelle famiglie di cultura cristiana spesso non si ha una vita davvero familiare. Eppure bisogna ricordare che la prima formazione è in famiglia, per poter poi dare una vera testimonianza  e aiutarsi reciprocamente vivendo ciascuno la propria diversa vocazione, i laici e i sacerdoti e i religiosi. Del resto la famiglia dovrebbe essere anche la culla delle vocazioni.